Il ghiacciaio dell'Aletsch

Una storia di Canyon - Grand Canyon 29 AL
Scritto da AndreaPodini

3

Data di prima pubblicazione:
12 Settembre 2014

35.00 km percorsi
8 ore 0 minuti
Livello di divertimento: uscita-epica

Un giro che difficilmente si dimentica nella vita, tutto nasce dal bazzicare su vari blog di MTB finchè un report attira la nostra attenzione, incuriositi ci siamo messi subito al lavoro, progettiamo l’escursione e nel giro di 2 settimane ci ritroviamo in Svizzera a ridosso di sua maestà l’Alestch, il ghiacciaio più grande d’Europa.
Presa la funivia a Fiesch, appena scesi si gira subito a destra su una larga carrareccia, inizialmente in discesa per poi cominciare a salire, qualche tornante e si arriva subito alla galleria di 1 km che ci separa dall’uscita sull’altro versante, la passiamo e appena usciti davanti noi si presenta uno spettacolo unico al mondo, subito così di botto, senza presentazioni, è il ghiacciaio dell’Aletsch.

Da qui Inizia il percorso vero e proprio, sul report si diceva 10/15 minuti di portage ma di fatto se ne fanno molti di più, si costeggia costantemente il ghiacciaio a salire. Le pause di portage servono a prendere fiato e a scattare qualche foto in sequenza, dopo circa 5/7 km arriviamo al giro di boa, ci sono in infinità di variabili: continuare verso la funivia che si intravede in lontananza, scollinare e scendere a Bettmeralp o seguire la rotta originale che rimane in quota.
decidiamo di tornare sulla carrareccia che dopo qualche km ripassa davanti alla funivia, finalmente siamo in pieno giorno e l’orizzonte è da cartolina, continuiamo e di nuovo al tunnel, usciti stavolta si gira a destra. Si passa davanti al rifugio Gletscherhütte dove era in programma la vera sosta pranzo calcolata a tavolino, poi di nuovo ad un laghetto molto suggestivo. Poco avanti qualche centinaio di metri un panorama da bloccare il fiato, il secondo ghiacciaio, il Fieschergletscher, in qualche modo ancor più suggestivo visto la quota e lo strapiombo sotto di noi, foto di rito, video, e da qui comincia un single track da antologia, non adatto per chi soffre di vertigini, costantemente esposto e con qualche gradone impegnativo. I tratti in cui bisogna infilare la ruota vicino al bordo fanno trattenere il fiato, arriviamo al famoso cartello “verboten” da dove si dice che da qui inizia il più bel single track mai fatto.
La famosa discesa cazzuta di 12 km per 1.200 metri inizia qui, costantemente in tensione, freni messi a dura prova, curve a gomito dove i più esperti le fanno col nose press, a tratti nel bosco, a tratti nel prato, qualche bestemmia,12 km interminabili, Sfiniti finalmente arriviamo al parcheggio della funivia dove abbiamo lasciato le auto, stracotti ma consapevoli di aver fatto qualcosa di epico.

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