Qui, oggi, freddo, solo, felice

Una storia di Haibike - Xduro Nduro Pro Custom
Scritto da Simone MtbCult

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Data di prima pubblicazione:
08 Genaio 2017

partenza da: Subiaco (Roma)
36.00 km percorsi
2 ore 52 minuti
Livello di divertimento: uscita-epica

Solo nel bosco, con le gomme che spaccano la neve ghiacciata e il motore elettrico che aiuta quando la neve diventa troppo morbida.

Sto prendendo una strana abitudine: ascoltare quella vocina che mi dice, ogni tanto, "Oggi fai una cosa difficile con la bici".
Strano, giusto?
O forse no.
Ma di sicuro, quando la ascolto il risultato è spesso grandioso.
Se non ci si mette di mezzo la sfortuna, il giro che porto a casa è epico e questo, d'inverno, è più frequente.
Ma non facile di certo.
E' arrivato il freddo, quello vero, e dalle mie parti la temperatura non sale oltre i 2° di giorno.
Su, in montagna, scende fino a -12° e forse anche più in basso.
C'è un po' di neve e c'è il ghiaccio.
Non c'è il sole e questo significa che la giornata rimarrà fredda.
Anche più fredda se vado su.
E allora vado su.
Prendo la Haibike, ha la batteria carica e voglio provarla sulla neve, vedere come se la cava la batteria da 500 Wh e vedere anche come reagisco io.
Ho tutto quello che serve per il freddo e anche la voglia di respirare aria fredda.
Parto.
Salgo in modalità Eco, così il mio motore si scalda e le batterie mi danno l'autonomia che serve.
Problema ai piedi: le dita si stanno "spezzando" dal freddo e mentre pedalo cerco di muoverle per attivare la circolazione.
Le mani sono ancora ok, anche con i guanti estivi full-finger.
Quando sto per arrivare alla fine della salita mi fermo, metto i guanti invernali, mi copro la testa e riparto.
Ecco, fa freddo.
Adesso è una questione di testa.
Cerco di non spaventarmi.
Vorrei scaldarmi con un thé caldo, ma se entro in un bar poi ripartire mi ucciderebbe.
Fa molto freddo (per queste latitudini): -10° alle 12:00.
Vado avanti, entro nel bosco ed ecco la neve sotto le ruote.
Non è proprio dura come mi aspettavo, ma vado avanti.
Abbasso un po' la sella, sposto il bacino all'indietro cercando di caricare di più la ruota posteriore e questo le permette di avere più trazione.
Senza il motore elettrico questo non mi sarebbe mai riuscito.
Da qui in poi è quasi tutta discesa.
Le mani mi fanno male (con guanti invernali).
I piedi (con scarpe non invernali e calzini invernali) sono ok.
Non capisco: perché si sono invertite le cose?
Il rumore delle ruote che spaccano la neve gelata è spettrale.
Sono solo, ma come al solito con questa bici non mi sento così tanto solo.
Vado avanti, salgo e scendo nel bosco, su un sentiero che d'estate percorro a manetta. Oggi, invece, sono anche dovuto scendere per spingere la bici, quando la neve prendeva quei 2-3 raggi sparuti di sole.
Però, sono qui, ora, in un posto che, gli inverni passati, ho sempre ritenuto off limit in caso di neve.
Cioè da gennaio fino a marzo.
Mi fermo, mi tolgo i guanti e con una fatica disumana scatto le foto che vedete.
Cerco di riesumare le dita delle mani, quasi ci riesco e poi riparto.
Inizia la discesa.
A Campo Buffone la neve è ghiacciata e il vento è freddo.
Mi immagino il tepore di casa e mi gusto questo momento: mi rimane solo una magnifica discesa.
Ecco, vorrei restare in questa situazione per ore, ma si sa che i momenti belli durano poco.
Infatti in un attimo sono davanti alla porta di casa.

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