Esci dalla zona di comfort

Una storia di Santa Cruz - Stigmata CC custom
Scritto da SimoCult

3

Data di prima pubblicazione:
30 Dicembre 2016

partenza da: Subiaco
114.00 km percorsi
4 ore 43 minuti
Livello di divertimento: uscita-epica

La montagna tutta intorno.
Il freddo alle spalle.
Lo sterrato di Campo della Pietra.
La sensazione di avventura.
L'inverno che osserva.

Quando ti spingi un po' oltre il tuo solito limite si apre un nuovo enorme orizzonte.
Torni a casa con un dato di fatto: "Sei in grado di fare molto di più"
E così la volta seguente ti spingi ancora un po' oltre.
L'inverno vero, quello della neve e delle giornate poco ospitali per chi va in bici, non è ancora arrivato e allora puntare in alto, andare su in quota, sentirsi soli e lontani e avere voglia di continuare a pedalare è una notizia magnifica.
Si prende e si va.
Direzione: Campo della Pietra, ovvero uno degli spartiacque fra Lazio e Abruzzo, nel bel mezzo di un nulla che ha ispirato la fantasia di registi ("spaghetti western") e compositori (Ennio Morricone) e che regala emozioni uniche in bici.
Mtb, strada, gravel, e-bike… fate voi.
Oggi è una gravel.
Corona singola da 46 denti davanti e 11 pignoni 10-42 dietro.
Sbrigato il lato tecnico, il resto sono solo emozioni e conquiste silenziose.
La fatica, quella del freddo e della montagna, insegna a contenere gli entusiasmi e a essere perseveranti.
Non importano la velocità, la media oraria o il dislivello ma conta solo una cosa: guardarsi intorno.

«Guardati intorno - mi ripetevo durante l'uscita - altrimenti tutto questo non serve a niente»

E guardavo lontano, mi fermavo a pensare, a fare foto, nella vana speranza di riportare a casa dei frammenti che avrebbero stupito chi li avrebbe guardati.
Speranza vana, certo.
Perché l'emozione è una cosa personale.
E' il fatto di un'istante, volatile, volubile, un'essenza che puoi solo vivere, ma che la bici riesce a trasformare in un linguaggio universale.
Ognuno lo capisce e lo vive a modo suo.
Non esiste giusto o sbagliato.

Mi sono fermato sullo sterrato e mi sono guardato intorno, sapendo bene cosa significava avere la maglia sudata.
Il silenzio e il freddo che avvolgono.
Il ghiaccio.
Il vento che si arrabbia mentre porta l'inverno vero.
Le gambe ancora piene.
Continuo a guardarmi intorno.
La voglia di andare e la voglia di restare.
Le gomme sporche di terra.
La leggerezza della bici e la grandezza delle sue conquiste.
Un sottile strato di tessuto fra me e lì fuori.
Continua a muoverti per restare in piedi.
Un paio di foto.
E poi sono ripartito.

Non chiamatelo allenamento.
E' piuttosto dare voce a un desiderio recondito: mettiti alla prova.
Fai qualcosa di difficile.
Fai un passo alla volta e vedi come va.
Esci dalla zona di comfort.
E vedi cosa succede.

Fatto.

E adesso riprovaci.
E riprovaci ancora.
Dillo anche agli altri.
Spiega loro che la bici è uno strumento non solo per sfinare le gambe e allargare i polmoni, ma anche per far funzionare bene la testa.
Continua a provarci e vedi cosa succede.

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