Non vedo più le mie gambe...

Una storia di Santa Cruz - Stigmata CC custom
Scritto da SimoCult

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Data di prima pubblicazione:
13 Novembre 2016

partenza da: Subiaco (Rm)
61.00 km percorsi
2 ore 6 minuti
Livello di divertimento: uscita-epica

Non vedere più le gambe ma sentire comunque la fatica

Domenica pomeriggio, ore 15:45
Esco?
Non esco?
Esco…
So che tornerò con il buio quindi porto le luci con me.
Fatta, sono in strada.
Quelle sensazioni di intorpidimento, pigrizia e "di non so cosa ma non mi piace" spariscono in un attimo.
Le gambe girano a meraviglia e il cuore pompa bene.
Incredibile, dopo pochi km sto già bene.
Se tutto il mondo andasse in bici… ci vuole così poco per sentirsi bene.
Nella mia testa si districano i pensieri contorti della settimana passata e con lo sguardo guardo avanti.
Accendo il led anteriore, lampeggiante perché per ora non serve di più.
Dove vado? Quale giro faccio? Non voglio distruggermi di fatica, ma soprattutto voglio evitare il traffico del rientro verso la Capitale.
Mi allontano dalla Tiburtina e qui inizia la mia uscita.
Accendo il led fisso. Inizia a fare buio prima del previsto, ma non mi importa. Le auto mi sorpassano concedendomi una distanza maggiore: è per via del led rosso sotto la sella?
Grazie, cari automobilisti.
Questo mi fa pensare che il mondo non sia popolato solo di gente bruta.
Il buio è sempre più deciso, il freddo aumenta e pedalando su una pianura semi deserta mi sembra che l'oscurità mi avvolga, mi sfiori la schiena e le gambe e poi scorra via, dietro di me.
E' una sensazione incredibile che esiste solo se ci pensi.
Vado avanti.
Le gambe spingono bene e quel senso di torpore di un'oretta fa è sparito.
Penso alla mia famiglia.
A questa domenica così insolita e così bella.
Ogni giorno deve essere diverso dall'altro.
Odio la routine eppure non riesco sempre a sfuggirne.
Inizia la salita, siamo sotto Gerano, quel posto magico che d'estate mi ha conquistato ogni volta.
Mi fermo davanti a una chiesetta mezza diroccata.
La luce gialla del lampione mi permette di fare delle foto.
Poi, davanti a me, c'è un muro di buio pesto che è la porta di accesso verso la salita.
Non vedo l'ora.
Pedalare in salita al buio su strada di rado mi è capitato.
Sento solo la fatica delle gambe, ma non le vedo più.
Non so quale rapporto abbia, ma vedo che salgo bene.
L'adrenalina e la motivazione sono a mille.
E' la solita salita, ma allo stesso tempo non è più lei.
E' una sfida tutta nuova.
Mi guardo intorno e vedo luci distanti, passetti appena riconoscibili.
Inizia la discesa, aumento l'intensità del faro e mi lascio andare, senza indugi.
Non ho paura, ho tutto sotto controllo, ma dentro di me qualcuno ha paura.
Chi è? E' il mio spirito di sopravvivenza.
Tranquillo: è tutto ok, l'unica preoccupazione è una sempre possibile foratura.
Mi concentro sulla strada e la velocità sale, non ho più i riferimenti per le frenate, ma va tutto bene.
La discesa è al buio, lontano dal clamore delle strade principali, ma finisce presto, mamma mia, troppo presto.
Sono sulla strada principale, spingo sui pedali, 33-35 all'ora, cerco di riscaldarmi, penso a chi mi aspetta a casa, mi sembra di non essere mai stato così felice.
Guardo in basso e riecco le gambe: la luce dei lampioni le illumina, girano bene, magnifico.

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