Forse lui ha capito.

Una storia di Santa Cruz - Bronson cc 2015
Scritto da Walter

7

Data di prima pubblicazione:
07 Novembre 2016

partenza da: Bozzano
23.00 km percorsi
1 ora 20 minuti
Livello di divertimento: davvero-tanto

Il sentirsi vivi e liberi facendo qualcosa di irrazionale, che però ti fa star bene al di sopra di ogni altra cosa.

La settimana è lunga ed il finesettimana passa sempre troppo in fretta. Quante volte ce lo saremo detti…
A me capita spesso, soprattutto al lunedì, ed allora mi metto a progettare la prossima avventura in sella, così da farla sembrare meno lontana.
Ma questa volta c'è un problema, nella chat qualcuno fa notare che nel weekend ha messo brutto tempo, fulmini e saette. Il coro dei "ma da qui a domenica sai quante volte cambiano le previsioni" si solleva spontaneo, come per esorcizzare la minaccia.

È domenica mattina, le previsioni stavolta non si sbagliano, anzi invece sì, ma in peggio.
Il mio unico socio di pedale mi raggiunge a casa, luogo di partenza del giro programmato, la pioggia scende frenetica ed abbondante, lo invito ad entrare.
I messaggi delle compagne ci spronano a far prevalere la ragione alla pazzia, i minuti scorrono mentre cerchiamo di convincerci che forse non è il caso di uscire con questo tempo, ma improvvisamente il martellio della pioggia sui tegoli cessa di esistere.
Mettiamo il naso fuori dalla porta e come per magia il cielo sempre minaccioso, sembra concedere una tregua.
Questo è il segnale, era quello che stavamo aspettando, sapevamo che saremmo usciti, si trattava solo di aspettare il momento opportuno.
Svelti ci prepariamo, saltiamo in sella, un sorriso si fa spazio sui nostri visi, la strada è ancora allagata dall'abbondante pioggia, i volti dentro le poche auto che incrociamo ci guardano con aria stupita e incredula, mi sento vivo e libero, ed un nuovo sorriso torna a farsi largo sul viso.
Inizia la salita, e con essa il bosco, il respiro si fa più intenso, mentre la nebbia furtiva avvolgendoci nasconde gli scuri tronchi degli alberi, una leggera pioggia ci ricopre con un sottile velo di acqua, come ogni cosa intorno a noi, e mi sento ancora più parte di questo mondo.

Inizia la discesa, schizzi, fango, l'aria si fa più fresca, i freni stridono, i copertoni lottano per non perdere aderenza, la bici scivola, il bosco non è più silenzioso, ma ho il controllo della situazione, sono entusiasta e carico, mi sento ancora più vivo.
Ormai siamo fradici e ricoperti di fango, ci concediamo il lusso di non scansare le pozze che occupano il sentiero, ma dentro ci sentiamo bene, siamo allegri e caldi.
Rientriamo lungo la strada, di nuovo incrociamo gli sguardi dietro ai finestrini, che considerate le nostre condizioni sono ancora più stupiti ed increduli di prima, tranne uno.
Dal lunotto posteriore di un fuoristrada, un bambino ci fissa felice ed euforico, forse lui ha capito.
In fondo anche noi ci sentiamo un po' bambini nel saltare nelle pozzanghere e nel fare qualcosa di "sbagliato".

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