Get lost (a few) and get back

Una storia di Evil - The Following
Scritto da Simone MtbCult

4

Data di prima pubblicazione:
13 Agosto 2015

partenza da: Subiaco
69.00 km percorsi
4 ore 45 minuti
Livello di divertimento: uscita-epica

Infilato nel bosco, su strade segnate ma poco battute. Solo.

Lo devo fare, lo devo fare.
Mi immagino già lì.
In sella alla bici.
Infilato nel bosco, su strade segnate ma poco battute.
Solo.
Lo devo fare oggi.
Con la testa sono già lì.
Mi preparo e parto, metto da parte lo spavento per i primi 1300 metri di dislivello e vado.
Vado in montagna, mi immagino già lì.
Solo, senza rete.
Un Gps, una bici e due gambe che girano.
Girano bene e salgo su.
Quota 800 m, 1000 m, 1400 m
Ce ne sono ancora 300 da fare.
Arriva lo sterrato, il sole non brucia, giornata perfetta.
Quota 1730, sono all’apice, al punto di non ritorno e devo decidere.
Il cuore è già partito, non vuole tornare indietro.
E la testa? Chi comanda?
L’istinto, ma sono preparato.
E le gambe? Come state gambe mie?
Sono di nuovo in sella e dalle Vedute si entra nel bosco e nel single track.
Lo vedo tutti i giorni nella mia testa.
Mi immagino qui tutti i giorni.
Single track da spavento.
Irraggiungibili.
Lontani.
Primizie della montagna.
Sono solo.
Qualche campeggiatore.
Direzione Campo Staffi.
La montagna si inasprisce.
Spariscono i prati, spariscono i campeggi, sparisce la gente.
Ora sono solo io.
Voglio vivere in questo momento per sempre.
Penso alle mie bambine, a mia moglie.
Un giorno vi porterò qui, in Mtb.
Guardo il Garmin: già 1600 m di dislivello fatti in circa 40 Km.
Vado avanti, direzione Monna della Forcina.
Guardo in basso e ascolto le gambe: girano bene, non mi hanno tradito.
Manca poco al 2º scollinamento.
Sono lontano da tutto eppure così vicino.
Mai stato così forte, mai stato così deciso.
La montagna, la montagna, ecco cosa dev’essere.
Ci sono, fine delle lunghe salite.
Ore 17,30.
Monna della Forcina, ovvero prima di un single track in discesa che è fra i più belli della mia zona.
Ci sono, ci sono.
Ho ancora del tempo.
Tolgo zaino, casco, la maglia sudata e mi asciugo al sole.
Sdraiato sul prato, torno bambino.
Mi ricordo delle gite in montagna.
Oppure dei pomeriggi al mare, quando la calura stava per andare via.
Sono ancora lì.
Li sento così vicini questi momenti che non ci credo.
Non può essere vero.
Chiudo gli occhi.
Vorrei vivere in questo momento per sempre.
Vorrei abbracciare tutto questo e portarlo sempre con me.
Chiudo gli occhi e mi scordo di dove sono.
Forse dormo.
Forse sogno.
Forse non sono mai stato così vivo.
Ho il sole in faccia e il tepore mi sta drogando.
C’è una discesa che mi aspetta.
L’attesa del piacere è essa stessa piacere.
Lasciamola lì ancora un po’.
Chiudo gli occhi.
La fatica se ne va.
Le gambe sono vive.
Io mi sento vivo.
Lo volevo fare e l’ho fatto.
Questo sole è una droga.
Nessun rumore di umanità.
Nessun segnale Gsm.
Un succo di vita da bere lentamente.
La discesa mi attende.
Adesso sono pronto.

Riapro gli occhi, mi rialzo e in un attimo sono di nuovo a casa.

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