Un pomeriggio sulle rocce

Una storia di Santa Cruz - Nomad
Scritto da Simone MtbCult

4

Data di prima pubblicazione:
13 Febbraio 2015

partenza da: Cervara di Roma
20.00 km percorsi
1 ora 26 minuti
Livello di divertimento: davvero-tanto

Scoprire quali margini di miglioramento ci sono nella guida è la motivazione più grande per uscire in Mtb. Soprattutto ieri...

Diciamoci la verità: nel fine settimana, quando si sale in bici magari dopo 7 giorni di lavoro, si pensa solo a pedalare e a divertirsi.

Giustissimo. E magari se si sbaglia una curva oppure si perde velocità in un passaggio non ci si ferma a capire dove si è sbagliato. Diciamo che si pensa solo a scendere e ad andare avanti, perché il tempo è tiranno… “e voglio godermi al massimo la mia uscita”. Giustissimo anche questo.

Durante la settimana, invece, può capitare di uscire in bici ma con un approccio mentale differente, cioè meno “o la va o la spacca” e più “fammi rifare questa curva”. Se vogliamo un po’ più da pro’, studiando le traiettorie e cercando di migliorare la fluidità. Sui sentieri molto rocciosi essere fluidi è cruciale e, visto che il percorso non aiuta, bisogna impegnarsi di più. In sostanza, significa imparare a guidare meglio. Spesso quando devo provare delle bici da trail-enduro me ne vado a Cervara, cioè su sentieri, diciamo, poco flow e con rocce sia smosse che ben fisse. Serve un certo impegno e non ci si può rilassare mai. L’abitudine mi porta a fare delle traiettorie, quelle consolidate nel tempo, ma molto spesso devo improvvisare perché di punto in bianco ti ritrovi un masso proprio lì in traiettoria. Insomma, non si può dare nulla per scontato ed è anche questo il bello.

Proprio ieri ho dedicato un po’ di tempo a cambiare abitudini e a perfezionare le curve, allargando al massimo l’ingresso, spingendo sui pedali sempre in uscita di curva e cercando di “galleggiare” sulle rocce. Ogni impatto, dicono quelli bravi, riduce un po’ la velocità. Mettere le ruote nel punto giusto diventa cruciale. Insomma, per farla breve, ho cercato di guardare il sentiero con occhi diversi, uscendo dal solito binario e cercando, sempre, di tenere la velocità alta. Soprattutto in curva. Il risultato è stato un nuovo record (secondo Strava con una traccia Gps registrata da un Garmin Edge 1000) su uno dei sentieri abituali. Il record però è costato una foratura sulla ruota anteriore, pizzicata, credo, su uno dei massi che non sono proprio riuscito a evitare.

Quando la velocità aumenta in discesa non puoi più contare solo sulla leggerezza. Serve sostanza, chiamiamola così, soprattutto se alla base di tutto ciò c’è un telaio Santa Cruz Nomad. Ogni componente deve essere pensato per un uso ben preciso.

Devi fidarti della tua bici e non avere nella testa il pensiero “lì è meglio che non passo perché la mia bici non ce la fa”. Se la traiettoria è quella, devi farla, o quanto meno sforzarti ogni giorno di farla. In modo che dopo ogni weekend ti accorgi di essere diventato un po’ più bravo.

E magari se ne accorge anche Strava.

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